Quale mercato per l'e-learning “made in Italy”?

L’obiettivo di questa riflessione è duplice: da un lato si tratta di capire se esiste e in che cosa consiste un e-learning “made in Italy”; dall’altro si cercherà di osservare quali sono le tendenze internazionali e come si sta evolvendo il mercato dell’e-learning per identificare se e cosa di ciò che si progetta e si produce in Italia in ambito e-learning può interessare altri mercati, e in particolare quello spagnolo e sudamericano, con cui sarà presto possibile confrontarsi a Barcellona.

Prima di tutto un breve ragionamento sull’e-learning “made in Italy”. Non è difficile identificarne e riassumerne le macro-fenomenologie: sperimentazioni avanzate e orientate alla formazione post-laurea nelle università, focus sull’approccio erogativo in ambito editoriale o nella formazione del personale della pubblica amministrazione, prevalenza di prodotti orientati alla formazione “obbligatoria” in ambito aziendale, limitata produzione di contenuti in lingue diverse dall’italiano, contenuti tendenzialmente generalisti (con qualche significativa eccezione specialistica radicata in contesti molto precisi, come la formazione manageriale), tendenziale assenza (anche in questo caso con qualche significativa eccezione) di e-learning providers in grado di competere su scenari più ampi e di prodotti e/o contenuti specificamente orientati verso altri mercati. Non stiamo interpretando dati (per quelli si rimanda a osservatori accreditati quali ANEE o Assinform): sono piuttosto impressioni legate alla percezione che prende forma sul fenomeno osservando i progetti più conosciuti e leggendo tra le righe delle notizie sui progetti in corso. Ma se la situazione è davvero questa, che cosa possiamo fare in concreto per cominciare a “esportare” e-learning?

Probabilmente (al di là della soluzione dei problemi “strutturali”…) dovremmo prima di tutto imparare a confrontarci di più con le tendenze dei mercati internazionali e capire, se ci interessa “vendere” e-learning all’estero, che cosa, in altri paesi, potrebbero o vorrebbero comprare in Italia: è un ragionamento semplice, che sicuramente molte imprese fanno già. La difficoltà consiste nel capire “cosa”. Proviamo a dare qualche suggerimento…

A livello internazionale (stiamo parlando di mercato e non di ricerca…) l’e-learning è ancora considerato un settore in crescita, anzi, un settore che – dopo un momento di stasi dovuto all’inevitabile reazione a un “e-boom” eccessivamente ottimista che si colloca tra gli anni 1997 e 2002 – si sta consolidando e sta nuovamente crescendo. Ovviamente, sono cambiate le aspettative. Non solo ci si aspetta più professionalità e meno improvvisazione, ma è evidente l’interesse per alcune “applicazioni”: c’è molto interesse per le soluzioni “rapide” (che significa sia strumenti per produrre contenuti e corsi in modo veloce ed economico, sia corsi brevi e con un evidente valore aggiunto in termini di efficacia…), per le applicazioni orientate alla valorizzazione della mobilità (ovvero tutto ciò che può essere ergoato/gestito via podcast, mobile devices o lettori di e-books), per i contenuti specialistici (di contenuti generalisti ce ne sono ormai anche troppi…) e per gli ambienti di apprendimento flessibili e integrati, meglio se attenti al fenomeno delle reti sociali, intese tuttavia come opportunità per modellare comunità professionali trasversali rispetto ad un ambito o consolidare pratiche di condivisione e collaborazione nelle organizzazioni. Queste tendenze sono documentate, e ogni giorno se ne parla sui principali blog o tra gli analisti dei “learning trends”, insieme ad altri desiderata che riguardano le politiche per l’educazione e per l’accesso alle informazioni, la semantica del web e l’integrazione tra tecnologie e bisogni degli utenti. Che cosa possiamo fare?

Partendo da una situazione concreta, possiamo provare a capire, ad esempio, che cosa potrebbe interessare al mercato ispanico e latino-americano, al di là degli accordi bilaterali tra partners su progetti particolari. In linea con gli scenari descritti si ritiene che imprese italiane orientate all’e-learning potrebbero costruire, a partire da Barcellona, opportunità interessanti almeno per questa serie di applicazioni e prodotti:

  • contenuti, e in particolare corsi brevi e flessibili di lingua e cultura italiana, arte e archeologia (in lingua spagnola) per tutti i livelli, così come corsi e materiali avanzati per integrare percorsi formativi specialistici, in ambiti quali le scienze della terra e dell’ambiente, il restauro (dove siamo riconosciuti i migliori al mondo…), la medicina, la chimica, la biologia, la moda e il design (in spagnolo e in inglese);
  • editoria elettronica per la mobilità, ad esempio e-Books di letteratura italiana con traduzione in spagnolo, materiali di supporto al turimo in Italia, guide personalizzabili, repertori di musica classica;
  • soluzioni innovative e percorsi formativi per professionisti dell’e-learning, e in particolare per e-tutor, mediatori di informazioni, manager didattici (in lingua spagnola);
  • tecnologie integrate per l’apprendimento continuo e in particolare know-how per la personalizzazione di ambienti software orientati al social networking e al knowledge management o per la ricerca e la progettazione di soluzioni funzionali all’innovazione in medie e grandi organizzazioni.

Sono soltanto alcune idee, delle ipotesi di lavoro: ma chi si riconosce in queste riflessioni e pensa di rispondere ai profili che queste indicazioni di mercato implicano potrebbe cominciare proprio da qui, per impostare su queste basi una strategia efficace.